Guerra tra alcolisti

(anche su Metilparaben)

Alla vista dell’agente, la suora, che viaggiava con altre due consorelle, si è giustificata ammettendo di avere un po’ pigiato sull’acceleratore perché preoccupate per la salute di Benedetto XVI. Nonostante il dispiacere, gli agenti non hanno potuto evitare di fare la contravvenzione, mentre alla guida dell’auto è passata un’altra delle due suore che ha raggiunto la meta.
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«Faremo ricorso al giudice di pace per ottenere l’annullamento della multa e se è possibile la restituzione della patente», spiega l’avvocato Anna Orecchioni, del Foro di Roma, che insieme al collega Giacinto Canzona si occupa della vicenda.
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«Non sappiamo se sia veritiera l’esigenza delle suore ma se fosse così, il codice della strada prevede lo stato di necessità per particolari situazioni e questa è una situazione un po’ particolare».

Curiosa sentenza, quella del Giudice di Pace riportata oggi sui quotidiani, relativa ad un imprenditore sanremese di 43 anni, al quale era stata ritirata la patente e sequestrato il mezzo perché colto alla guida ubriaco, secondo il codice. Ma alla ‘sentenza’ del’etilometro l’uomo è sobbalzato dicendo agli agenti della stradale che lui non aveva bevuto, ma aveva mangiato molti ‘Mon Chery’ e cioccolatini al Rum.

Un rodigino conducente di autobus si è visto ritirata la patente, e di conseguenza ha perso il lavoro, perché risultato positivo all’alcoltest per – a suo dire – aver assunto farmaci antiasma.
«Fortunatamente – spiegano gli avvocati Canzona e Orecchioni, esperti in materia – qualche tempo fa, in una vicenda simile successa a Roma (sempre un caso di ‘intossicazione alcolica da assunzione di farmaci’), il medico legale nominato dal Giudice ha sancito l’inidoneità dell’alcoltest per rilevazioni al di sotto della soglia 0,8. Grazie a tale perizia sono state restituite patenti di guida in tre casi “singolari”: l’artigiano che si era intossicato con lo sciroppo Vicks tosse (tasso 0,7), l’Imam della Moschea di Roma trovato con un tasso alcolico di 0,8, ed il giornalista che si era ubriacato con tre cioccolatini al liquore».

Il superamento della soglia, quindi, non era volontario, ma derivava dal vino che si assume nel corso della celebrazione, durante l’Offertorio che precede l’Eucarestia. Questo è toccato per ben quattro volte in una giornata al sacerdote che, tra l’altro, ha spiegato ai militari di essere astemio. Da qui il ricorso al giudice di pace per sostenere che l’eventuale stato alcolico non è addebitabile a una volontaria e cosciente assunzione. Nella causa, don M.C. sarà assistito dagli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona che sembrano aver maturato una discreta esperienza in vicende di questo genere.

Va bene, non me ne frega niente. Davvero. Se decidiamo che il modo migliore per liberarsi finalmente della colossale stronzata del tasso alcolemico a 0,5 g/l è dire ai carabinieri che è tutta colpa della pomata per le emorroidi, per me va bene e anzi posso fornirvi decine di scuse cretine a prezzi modici ("avevo dei graffi e mi sono disinfettato molto bene").

Se decidiamo che quello che va a 180 va multato solo se non aveva davvero fretta e che l’ubriaco in macchina è un uomo di merda perché trinca e non perché indipendentemente dalla provenienza dell’alcol che ha in corpo egli lancia un oggetto di due tonnellate a cento chilometri orari su un percorso tortuoso pieno di altre persone senza essere sicuro di poterlo controllare, ok, non mi interessa.
Se decidiamo che due avvocati possono non soltanto vendere l’anima al papa e specializzarsi nel parare il culo a chierici con la Fiesta truccata e il rum nella boccetta dello sciroppo, ma perfino essere presi sul serio da qualcuno, ve lo giuro, non mi importa nemmeno un po’.

Ma che nel frattempo a Milano, nel 2009, si spacci per grande idea – ma dio santo, veramente, per grande idea – il divieto degli alcolici ai minori di anni sedici, bè, io questa cosa non la posso accettare. Che qualcuno abbia potuto pensare che vietare non solo la vendita (quella è sanzionata dall’art.689 del codice penale da un bel pezzo) ma anche il consumo di alcol agli adolescenti fosse un’iniziativa intelligente è qualcosa che davvero va al di là della mia comprensione.

Potrei star qui delle ore a ripetere le solite cose e a fare dell’ironia, ma penso che sia più efficace elencare alcuni supporter di rilievo del provvedimento:

"Chi critica e’ fuori dalla realta’ e alimenta il partito dello sballo che uccide i ragazzi".
Maurizio Gasparri

"Idea eccellente, spero venga ripresa da tutte le amministrazioni".
Silvio Berlusconi

"Un grande segnale di attenzione verso una tematica sempre più urgente".
Il Moige. Ho detto tutto. Il Moige. Cos’altro volete, Unabomber? Enrico Papi? Non ce l’ho, ma secondo me è d’accordo.

Secondo Letizia Moratti, ”Non e’ punitivo. L’obiettivo e’ lanciare un messaggio ai giovani e alle famiglie".
Giusto. E il messaggio è: "Se bevi ti facciamo il culo".

Il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo: ”martedi’ prossimo, durante la riunione di giunta, decideremo se adottare l’ordinanza. In linea di principio sono favorevole al provvedimento. Bere alcol sotto i 16 anni non e’ educativo”.
Sai cos’è che non è educativo? Mettersi le dita nel naso. Propongo un’ordinanza per appioppare 500 euro di multa ai minori che si mettono le dita nel naso, e chi critica alimenta il partito dello sballo.

Domenico Mangone, assessore a Torino: «Il ragazzo semmai è una vittima: non ritengo vada punito. Altro discorso per la famiglia: come fa a non essersi accorta dei problemi del figlio? Evidentemente i genitori sono inesistenti e non so quanto una segnalazione del Comune potrebbe cambiare la situazione».
Ma come no, fatela una bella segnalazione. Egregio sig.Morciano, suo figlio è stato colto in flagrante mentre consumava un’Heineken piccola fuori dal bar, sperando che voglia prendere i dovuti provvedimenti e chiedendoci come abbia fatto a non accorgersi dei problemi di suo figlio – evidentemente lei è inesistente, nel qual caso ignori questa missiva – le porgiamo distinti saluti, virgola, a capo, il Comune.

"Milano è la prima città italiana a sanzionare il consumo e la detenzione. Finora si era arrivati a multare solo la somministrazione e, come nel caso del Comune di Monza, la vendita di alcolici ai minori di 16 anni".

E allora, dico io, facciamo un altro piccolo sforzo e vietiamo pure il desiderio. Dice, e come fai a impedirlo il desiderio? Ma perché, la detenzione è più facile?
Dai, cazzo, che siamo avanti.

8 commenti - “Guerra tra alcolisti

  1. In realtà il principio del provvedimento mi pare che sia condivisibile, in quanto dice: la società non è d’accordo e censura il comportamento di minori di sedici anni che fanno uso di alcool. Ovviamente il problema si pone quando ne fanno uso eccessivo, e per questo il provvedimento è un po’ troppo “severo”, ma non mi pare sbagliato. Mi sembra anzi giusto che la società si faccia carico, fuori dalle mura domestiche e dunque presumibilmente dal controllo dei genitori (che infatti ne sono responsabili fino alla maggiore età), di comportamenti potenzialmente dannosi per sè e per gli altri, se a farli sono dei ragazzini. Attenzione, proprio perché a farli sono ragazzini: e dunque persone che anche dalla legge sono riconosciuti non del tutto capaci, mi si passi la forzatura, di “badare a se stessi”.

    FP

  2. Sì, ma il punto che mi pare sfugga è che, al di là dell’utilità o meno del divieto di vendita (che per me è dubbia), la novità dell’ordinanza è nel sanzionare il consumo e la detenzione. Ora, io posso anche essere d’accordo sul principio che non è bello che i dodicenni bevano, ma pensare che annunciare multe a chi viene trovato con una bottiglia di birra sia una grande trovata o che possa servire a qualcosa di diverso dall’autopromozione, questo proprio no.

    Sul principio, comunque, resto dell’idea che un divieto che non ha speranza di essere seguito è un divieto che va in qualche modo rivisto. Inasprire le pene o rinforzarlo con altri divieti accessori è fare avanspettacolo.

  3. “Inasprire le pene o rinforzarlo con altri divieti accessori è fare avanspettacolo.”

    No è fare soldi. Il comune vuoe far cassa.

  4. Non vivo a Milano, per cui non lo so, ma credo che il provvedimento venga dal fatto che il fenomeno del consumo di alcool da parte dei giovani stesse diventando particolarmente visibile (mi parlano di alcune zone del centro, in particolare). Conosco solo realtà di provincia in cui un provvedimento simile è impensabile semplicemente perché il problema non esiste, o non ha raggiunto dimensioni allarmanti. Se verrà rispettato, magari “sensibilizzando” i genitori attraverso le multe, forse avrà l’effetto di fermare il fatto che “i dodicenni bevano” (endemicamente, eccessivamente, etc.). Ma questo non si può sapere prima, per cui non è detto che sia un provvedimento “nato morto”.

    FP

  5. se fosse esistita qualche anno fa questa legge probabilmente Paganelli sarebbe un’altra persona.

  6. La prima domanda da porsi è se vogliamo lo stato etico. Solo dopo aver risposto ‘si’ a questa domanda possiamo dichiararci favorevoli a certi provvedimenti.

    Siete solo degli sporchi hegeliani con paura di dirlo. Viva fichte!

    eNI

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