Molto complesso

“Professionalmente stimo parecchio mister Cesare Prandelli e gli sono affezionato come uomo, ma non sono d’accordo con lui. Infrangere il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio è un’impresa difficile, direi quasi impossibile - confessa Di Natale in un’intervista al settimanale Chi -. Mi chiedo: come potrebbero reagire i tifosi?”

Bè, ovviamente con un’ola di sopracciglio e lanciando in campo editoriali del Foglio. Ah no, aspetta: coi rutti.

“Mica possiamo prevedere le reazioni di tutti. Mi dispiace, ma non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante. Il nostro mondo, sotto certi punti di vista, è molto complesso”.

Attenti ragazzi, è molto complesso. La regola del fuorigioco, la punizione a due, il fare finta di non essere gay, sono tutte robe veramente difficili da analizzare. Totò però ci ha pensato per voi e in pratica dice che se siete ghei è meglio se non lo dite che poi i tifosi vi inculano.

“Ognuno si organizza la vita come vuole, ma non sapevo neanche che nel mondo del calcio ci fossero dei gay, è una novità assoluta per me – confessa Rivera -. Se c’erano giocatori gay ai miei tempi e non lo dicevano, potrebbero fare la stessa cosa adesso. Non capisco a cosa possa servire dirlo in giro, mica gli eterosessuali lo vanno a dire in pubblico”.

Gianni, lo sapevi che nel mondo del calcio ci sono degli eterosessuali? Sì? Allora forse loro lo vanno a dire in pubblico, Gianni, che dici? Forse allora è per questo che la loro esistenza non la consideri una novità assoluta e quell’altra sì? Magari ti viene in mente qualche idea sull’utilità del coming out, Gianni? Fammi sapere.

“Il coming out è a discrezione personale, ma è chiaro che il mondo del calcio non è proprio quello ideale per dichiararsi, porterebbe di sicuro dei problemi – spiega Cabrini -. Negli stadi c’è molta ignoranza sul tema della diversità, basta vedere come vengono trattati i calciatori stranieri, si immagini che cosa accadrebbe se un giocatore in attività si dichiarasse, quale sarebbe la pressione mediatica sulla squadra, i compagni, l’ambiente”.

Per non parlare della pressione esercitata da Di Natale, Rivera e Cabrini.

3 commenti - “Molto complesso

  1. Se nei ragionamenti semplici molte volte fatica il cattedratico, figuriamoci dei bambini di 35, 40, 45 anni… E’ meglio che si limitino a giocare alla palla, direi.

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