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Quaderno numero dodici
Quando avevo quattro mesi i miei genitori pensavano che avessi delle grosse potenzialità. Mi guardavano nella culla ed erano contenti. A undici mesi mio padre era sicuro che sarei stato un fallito uguale agli altri. A tre anni mia madre pensava che alle medie mi sarei sparato. A undici anni mio padre pensava di aver fatto quello che poteva e che non fosse colpa sua. A diciannove anni la mia prima fidanzata pensava che avessi troppe paure. A ventuno anni la mia seconda fidanzata mi disse che così non si poteva andare avanti. A ventitré anni il gestore del videonoleggio dove lavoravo mi disse che avrei dovuto provare con un altro tipo di lavoro. A ventiquattro anni la polizia postale mi disse che se continuavo a mandare lettere anonime alla mia prima fidanzata mi portavano davanti a un giudice. A ventiquattro anni il giudice mi disse che era meglio se parlavo con una psicologa della asl. A ventiquattro anni la psicologa del consultorio mi disse che era normale e che doveva stare tranquillo. A ventinove anni mia mamma pensò che alla fine non mi ero sparato. A trentadue anni mio padre muore e mi lascia una lettera di scuse. A trentadue anni, un martedì notte, bestemmio e piango. A trentaquattro anni ho un figlio che ha delle grosse potenzialità. A trentasei anni ho un figlio che ha delle grosse potenzialità. A trentanove anni ho un figlio che ha delle grosse potenzialità.

hzt