Sì sì no no

Non ho più l’incazzatura facile e l’indignazione a comando di qualche anno fa, e difatti scrivo qui molto meno di un tempo. Suppongo che ci sia un limite alla quantità di anni che il mio cervello è disposto a dedicare a Berlusconi contro il resto del mondo o alla religione contro di me. Alcune particolari cose, però, mi stuzzicano ancora. Il Papa, per esempio.

Sia chiaro, il Papa (chiunque esso sia) finisce su tutte le prime pagine più o meno ogni due giorni da quando ho memoria, e non ho né l’interesse né eventualmente la forza di commentare tutto quanto. Qualcosa però sì. L’altro giorno, per esempio, il più recente Papa ha scritto a Repubblica rispondendo a un terribile Scalfari, aggirando completamente ogni domanda e rischiando nel contempo di sfociare nell’eresia. Ne ho scritto su Libernazione, e un lettore si è preso la briga di scrivermi una risposta. Proseguire qui mi sembra la cosa più logica.

Per prima cosa, Aldo (ti posso chiamare Aldo, sì?) critica lo stile:

Già da un po’ di tempo nell’etere si sta facendo avanti con successo un metodo di scrittura che spesso mi fa piacere leggere e che a dire il vero certe volte vorrei usare anche io per fare più il simpa quando scrivo pezzi per caffeinomani.

Ma toni informali e fluidità quasi colloquiale del linguaggio si addicono splendidamente a degli articoli che trattano temi leggeri, che ne so: le tue vacanze in Salento, cosa e come fare se sei senza bidet all’estero ecc. Questi stessi toni conducono ad un pessimo risultato nel momento in cui si parla con sufficienza di un argomento abbastanza profondo e di cui, diciamoci la verità, si mastica un po’ pochetto.

Dai uno sguardo agli altri post riguardanti il Papa che, condivisibili o meno, sono stati pubblicati sul tuo stesso sito e capirai cosa intendo: mantenendo un certo atteggiamento polemico, gli altri hanno scritto, obiettato e azzardato… ma lo hanno fatto con rispetto.

Al di là del giudizio soggettivo, ci sono due cose che non mi vanno giù: la prima è che di argomenti “profondi” non si possa parlare con “toni informali” senza mancare di “rispetto” (a chi, non lo spieghi). La seconda, più fastidiosa, è l’accusa di “masticare un po’ pochetto” dell’argomento. Dell’argomento Papa. È una sfida, Aldo? Vuoi una gara di Trivial Pursuit Holy See Edition? Dillo che è questo che vuoi.

Se non scrivo “seriamente” di ciò di cui parla il Papa è principalmente perché non prendo sul serio quello che dice, ma qualunque fosse il motivo: davvero non si scrive colloquialmente di cose serie? Ma chi l’ha deciso, quando? Bisognerà avvertire parecchia gente, mi sa. Per esempio quel Bergoglio, ho visto che ultimamente usa toni piuttosto informali per parlare di dottrina, sarà il caso di rimproverare anche lui.

Non è necessario essere teologi per intuire che società e religione hanno viaggiato per secoli, azzarderei millenni, a braccetto e solo da duecento anni questo binomio si è allentato. Concorderai con me anche sul fatto che la religione e la spiritualità sono dei fondamenti della civiltà.

Sono dei fondamenti, sì. I peggiori, temo. Ma veniamo al passaggio più importante.

Nell’inviare una risposta a Scalfari, l’altro giorno il Papa si è fatto protagonista di un’azione tutt’altro che ipocrita: ha raccolto la domanda di dialogo di un non-credente su questioni di valore religioso (leggasi anche più liberamente filosofia). Siamo d’accordo che le risposte non siano state delle più sorprendenti ma, dico: è il Papa, davvero ti aspettavi da una sua lettera su un giornale nazionale risposte meno ortodosse?

Mi sembra chiaro a questo punto che non ci siamo capiti affatto. Probabilmente il mio pessimo stile informale nell’affrontare un tema così profondo non ha aiutato. Il senso del post era esattamente l’opposto dell’aspettarsi “risposte meno ortodosse”. Io mi aspettavo (o meglio, mi aspetterei, ma so come funziona), dal capo della Chiesa, risposte perfettamente ortodosse.

Io avrei voluto che alla domanda “la promessa di Dio al popolo ebraico è andata a vuoto?” il Papa avesse avuto le palle (oh, ehi, Papa e palle nella stessa frase) di rispondere (ah, ok, erano palle metaforiche) che sì, oggettivamente la promessa così come era intesa è andata a vuoto. È chiedere troppo? Sicuramente. Avrei apprezzato comunque anche una risposta diversa, perfino una risposta negativa, una risposta incerta, una risposta misteriosa. Quello che non posso apprezzare è:

Quel che Le posso dire, con l’apostolo Paolo, è che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all’alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio”.

Questo no, questa è una presa per il culo. Alla domanda sul perdono degli atei peccatori fa anche di peggio, restando talmente sul vago da fare affermazioni che solo un gesuita particolarmente abile riuscirebbe a riportare nel recinto dell’ortodossia cattolica. Non criticavo il fatto che avesse dato risposte da Papa, ma il fatto che quelle poche che ha dato non lo fossero affatto. Da cui il titolo: Lui (Ratzinger) non l’avrebbe mai fatto.

Mi basterebbe che Bergoglio continuasse a dialogare con il mondo esterno per poter cominciare a sperare in quell’apertura tanto attesa della Chiesa: se la prossima volta qualcuno gli chiederà dell’uso del preservativo nei paesi del terzo mondo, chi sa quale sarà la risposta che potrà dare?

Abbiamo chiaramente concetti diversi di dialogo. Quella di Bergoglio non è una risposta a Scalfari, è un monologo barocco che evita accuratamente di rispondere ad alcuna domanda. Se questo ti fa sperare nell’apertura tanto attesa della Chiesa, ti accontenti davvero di poco. “Se la prossima volta qualcuno gli chiederà dell’uso del preservativo nei paesi del terzo mondo, chi sa quale sarà la risposta che potrà dare?”. Bè, ma è straordinario: la sola e puramente immaginata possibilità che Bergoglio sia vagamente possibilista su una questione che per tutto il resto del mondo civilizzato ha come unica risposta sensata l’esatto opposto della posizione ufficiale cattolica è per te un segnale di apertura. Per me no, ma forse si era già capito.

In conclusione: il rispetto, che comunque non si deduce dalla formalità dello stile, non credo di doverlo a tutto e tutti allo stesso modo; non sarò un raffinato teologo, ma nemmeno tanto impreparato da non riconoscere una supercazzola quando la vedo; alle domande sulla dottrina un Papa deve rispondere chiaramente (Matteo 5:37); invidio sinceramente il tuo ottimismo.

Saluti,
Stefano

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