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Oggi Beppe Severgnini, sul Corriere, ha pubblicato alla lettera di una madre, preoccupata perché la figlia non vuole restare in classe durante l’ora di religione. La lettera, scelta sicuramente per la sua qualità tra le migliaia ricevute dal giornalista, è in effetti splendida.

Caro Beppe, ieri parlando con mia figlia sono rimasta sorpresa nel sentirle dire che al liceo l’ora di religione non avrebbe voluto farla, come fanno già alcune sue compagne più grandi.

Panico.

Allora non farai nemmeno la cresima le ho risposto?

E magari invece studierai quei principi base della logica che io non ho mai imparato?

Ma no mamma che c’entra, la cresima voglio farla, è solo che la religione a scuola non mi va, non la fa nessuno … Insomma da quanto ho potuto capire molti ragazzi rifiutano di fare l’ora di religione a scuola non per una qualche solida convinzione ideologica, ma semplicemente per avere un’ora di buco in cui spassarsela e non fare nulla.

Sì, bè, è esattamente quello che ha detto sua figlia: mamma, io – e di conseguenza molti ragazzi di oggigiorno – non voglio fare religione per andare a divertirmi alla grande nel corridoio.

Mi pare veramente assurdo che ciò sia consentito, e non capisco perché l’ora di religione è diventata facoltativa. La religione come le altre materie se rientra nel piano di studi dovrebbe essere obbligatoria per tutti, altrimenti sarebbe meglio abolirla.

È del tutto assurdo, inoltre, che siamo inopinatamente entrati nel terzo millennio senza peraltro una qualche solida convinzione ideologica.

Non viene un prete in classe che ti costringe a pregare, o a convertirti, nell’ora di religione non si cercano proseliti, ma si studia la religione, più precisamente la storia delle religioni, che fanno parte della nostra cultura, della cultura dell’uomo sin dalla sua comparsa sulla terra.

È naturalmente del tutto insignificante che si chiami “Insegnamento della Religione Cattolica”, e che il suo programma non preveda l’insegnamento della storia delle religioni, bensì quello della religione cattolica.

Quindi si tratta di una materia come un’altra, che apporta soltanto un arricchimento culturale, un ragazzo che non crede o che crede in un altro Dio non subirebbe certo una violenza partecipando all’ora di religione. In questo modo si consente a mio avviso una inutile discriminazione tra chi rimane in classe (costretto dai genitori) e chi esce (a far baldoria), tra chi verrà bollato dagli altri come un perdente perché resta in classe e chi invece come molto figo perché esce, perdendo così l’ennesima occasione di arricchimento culturale in una scuola ormai sempre più povera di contenuti.

Infatti ci sono solo due possibilità: restare dentro perché costretti o uscire per l’aperitivo vicino al bagno delle femmine.

Non sono per la religione a scuola a tutti i costi, ma secondo me, stando così le cose, meglio non essere ipocriti e sostituirla con un’ora di educazione civica obbligatoria per tutti, sarebbe senz’altro più utile o no?

Curiosamente, sì.

Severgnini, comunque, da grande giornalista, si esibisce in una risposta all’altezza della domanda.

Come sono cambiati i tempi. L’ora di religione era per noi (1970-1975) un’ora di discussioni appassionate, tumultuose, sofisticate, quasi talmudiche. Merito del professore, don Carlo Ghidelli (gran biblista, poi diventato Arcivescovo di Lanciano e Ortona). Tre volte su cinque si parlava di sesso e si discuteva di comportamenti in materia. Ne uscivamo stremati, non sempre convinti, ma soddisfatti. 

Ah, quelli sì che erano tempi. Pensi che ancora non c’erano i videogiochi né gli smartphone, e chiunque poteva fare l’opinionista su qualunque argomento, bastava ricordare un’esperienza personale e utilizzarla come metro di paragone per tutto.

Dipende dall’insegnante, credo: ancora oggi.

Ci sono quelli bravi come il mio e quelli meno bravi come gli altri.

Certo, non è serio offrire la scappatoia dell’esenzione, un’eccezione nata per altri motivi, non per procurarsi un’ora libera. Ma la scuola – come l’Italia tutta – preferisce accettare queste ipocrisie, invece di affrontare i problemi. Fossi il ministro, renderei obbligatoria l’ora di religione, oppure la toglierei del tutto (ma qui scattano le ipocrisie ecclesiastiche).

Ah, guardi, signora, non mi faccia parlare delle ipocrisie ecclesiastiche. Questa cosa dell’esenzione è una scappatoia, bisogna prendere una delle due decisioni, che comunque per me sono del tutto equivalenti.

Ci sono molte cose su cui ragionare, a cavallo tra fede, storia, educazione civica. Pensa ai rapporti con l’Islam, o all’orrore dei campi di sterminio e alle complicità italiane: i ragazzi DEVONO sapere queste cose, altrimenti c’è il rischio che si ripetano. Una classe delle superiori che visita il Binario 21 in via Ferrante Aporti a Milano, dove le deportazioni sono continuate fino al 1945, è salva: quello che i ragazzi vedranno lì, non lo dimenticheranno più.

Non sono sicuro che tutto questo ci sia, nel programma dell’Insegnamento della Religione Cattolica. Ma se vi capita un grande biblista o un arcivescovo magari in Stazione Centrale vi ci porta.

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