La parità dei sessi quando ci vuole

Questo post è stato originariamente pubblicato su Libernazione, un blog canaglia come pochi.


Qual è il modo corretto con cui approcciare un membro dell’altro sesso?

Il modo corretto è quello che il membro dell’altro sesso (o dello stesso sesso, nel caso) ritiene corretto.

Basterebbe questo, a voler essere lapidari, per chiudere la questione; ma il discorso merita un approfondimento, dato che è sempre più frequente trovarsi di fronte al classico ribaltamento logico per cui ogni menomazione percepita del diritto maschile alla molestia (intesa letteralmente come attività molesta) diventa un sopruso, una prevaricazione, una stortura figlia del nazifemminismo e del “maschilismo al contrario”.

Il collega Canimorti (sono mesi che sogno di affiancare queste due parole) cerca di procedere logicamente da una premessa condivisibile:

Vediamo di spiegarci: secondo voi è legittimo che una donna abbia voglia di scopare?
Secondo le mie libertine vedute progressiste si, lo è.
Dunque, in che modo questa donna dovrebbe manifestare il suo legittimo desiderio di scopare?
Dipende, ad esempio potrebbe aspettare passivamente che un’altra donna o un altro uomo la notino, che abbiano casualmente voglia anche loro di scopare e che glielo propongano garbatamente.
Oppure potrebbe giocare in attacco e una volta individuato un maschio o una femmina che ritiene accettabile come partner sessuale potrebbe provare a salutarlo o fargli un complimento o semplicemente guardarlo insistentemente, potrebbe chiedergli il numero di telefono, potrebbe chiedergli se vuole uscire.
A me questi sembrano metodi legittimi per stabilire un contatto con un altro essere umano, sbaglio?

La tentazione di rispondere soltanto “sì”, qui, è molto forte. L’ovvia conclusione del ragionamento è un classico senza tempo: “perché se lo fa una donna sono comportamenti legittimi e se invece lo fa un uomo sono considerati molestie?”. Proviamo a fare chiarezza.

Punto primo, l’errore nella premessa. Una donna che decidesse di “giocare in attacco” e guardare insistentemente, complimentare o salutare uno sconosciuto per strada sarebbe sicuramente molesta quanto la controparte maschile. Tanto per l’uomo quanto per la donna il problema non è semplicemente l’azione, è il contesto.

Ci sono situazioni in cui un tentativo di approccio (tipicamente da parte dell’uomo, ma vale per entrambi) è considerato accettabile dal destinatario (feste, serate in locali, e anche qui ci sarebbe da discutere su cos’è accettabile e cosa no); camminare da soli per strada in mezzo a sconosciuti non è una di queste. Ci sono tentativi di approccio che, pur in situazioni da evitare come quella dello sconosciuto per strada, possono essere considerati accettabili dal destinatario (educazione, gentilezza, dare meno fastidio possibile); “ehi bella, ti va di fare un giro” non è tra questi.

Quindi, per rispondere alla domanda, no, una donna che cerca un partner sessuale non dovrebbe importunare sconosciuti per strada. Nessuno dovrebbe importunare sconosciuti per strada.

Punto secondo, l’errore nella conclusione. Per quanto sia difficile da ammettere, un comportamento può essere accettabile se lo fa una donna ma non se lo fa un uomo; succede per via – guarda un po’ – del contesto. In una società apertamente maschilista, l’uomo è in posizione privilegiata. Un uomo che infastidisce una donna per strada sta (anche non coscientemente) approfittando della sua posizione di forza: è lo stesso fenomeno che in altri ambiti si chiama mobbing o bullismo.

Il caso opposto, oltre ad essere praticamente inesistente nella realtà (perché, ricordiamolo, se lo fa una donna è ovviamente una troia), e oltre ad essere ugualmente molesto in linea puramente teorica, è meno grave perché non è inquadrato in un contesto sociale di prevaricazione.

(Prima che qualcuno fraintenda: con “è meno grave” non intendo dire che l’azione in sé sia migliore. Se Tizia importuna Caio per strada è una rompicoglioni tanto quanto Tizio che importuna Gaia. Ma è una stranezza isolata invece che il rinforzo di una disparità.)

Lo stesso contesto sociale, peraltro, in cui si sviluppa la paura. Il membro del sesso sottoposto, a differenza dell’altro, non può semplicemente ribellarsi con serenità a questi episodi; è facile dire a una ragazza “mandali a cagare e sei a posto”, quando poi è lei a ritrovarsi da sola in strada circondata da maschi alfa da sfanculare. E se quello si incazza? E se è fuori di testa? Se mi segue fino a casa? Se è armato?

Guarda caso, la reazione tipica e reale delle donne che subiscono queste attenzioni è quella di sopportare e tacere (se rispondi a tono, naturalmente, sei la stronza). Mentre, guarda ancora il caso, la reazione tipica e del tutto immaginaria degli uomini che cercano invano di immedesimarsi è “OH MA MAGARI SCHERZI A ME FAREBBE PIACERE”: per chi è abituato a sentirsi in diritto di avere l’attenzione di ogni membro dell’altro sesso, il problema non si pone in nessuna delle due direzioni.

Sarebbe anche il caso di ricordare qui (sarebbe ancora meglio che non ce ne fosse bisogno, ma non si sa mai) l’assoluta insensatezza di un’altro atteggiamento tipico maschile sulla questione: quello che fa all’incirca “sono complimenti”, “dovresti essere contenta”, “se sei figa vanne fiera”. Sarò più chiaro possibile.

Un. Complimento. Può. Dare. Fastidio.

Ci sono infiniti complimenti possibili e infinite gradazioni nel loro effetto. Se Eddie Izzard mi chiamasse al telefono e mi dicesse oh Ste’, con l’ultimo post m’hai fatto morire, certamente morirei felice. Se Eddie Izzard mi seguisse nella stradina dietro la Coop e mi dicesse a ‘bbono non sai cosa ti farei, io potrei farci un pensierNON REAGIREI ALLO STESSO MODO. Fare un complimento a uno/a sconosciuto/a è sempre un’intromissione. Potrebbe far piacere? Sì. Potrebbe creare forte disagio, fastidio, imbarazzo? Certo che sì. Se non siete sicuri dell’effetto, non fatelo. Se lo fate e non ottenete l’effetto che speravate, accettate il fatto che a sbagliare siate stati voi.

Infine: il punto di entrambi i video riportati e di tutti gli altri simili che sono stati prodotti negli anni non è quello di affiancare tanti singoli episodi e catalogarli uno a uno come molestia sessuale. Il punto di queste raccolte è dimostrare per accumulazione una situazione complessiva: sono perfino banali nel loro documentare un’evidenza banale, che è quella per cui gli uomini nel complesso considerano ogni donna una preda e si ritengono in diritto di tentare un attacco in qualsiasi momento.

La parità dei sessi quando ci pare, sì. Ci pare che sia necessario per prima cosa insegnare agli uomini che cosa sia. E poi, magari, provare a metterla in pratica.

Un commento - “La parità dei sessi quando ci vuole

  1. Attendevo questo post <3
    Ormai ne ho letti a decine sull'argomento, mi sono girate per come il tuo collega Canimorti ha affrontato la cosa, e ho stabilito – come già detto, meglio di me, da altr* – che se uno non vede la situazione è perché non la vuole vedere.
    Vedranno la luce dopo aver letto queste repliche? Non credo.
    E' giusto scriverle e mostrare questi comportamenti? Sì. Qualcun altro recepirà. Riguardo a chi la pensa come Canimorti, temo non ci sia più nulla da fare.

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