L’opinionista si scopre fragile

Questo post è stato originariamente pubblicato su Libernazione, un blog canaglia come pochi.


Quello del giornalista è un mestiere difficile, mettiamolo in chiaro subito. Difficile per l’inviato, che deve trovarsi al posto giusto al momento giusto e magari prendersi dei rischi; difficile per il reporter, che deve ricercare, intervistare, indagare, studiare; ma è difficile anche per chi sta in redazione davanti a schermo e tastiera. Il titolista è probabilmente quello più bistrattato, ma un discreto carico di sofferenza spesso sottovalutato è riservato agli opinionisti.

Gli opinionisti, agli occhi di un profano, hanno un compito facile, che poi è il sogno di chiunque scriva sul web, che poi è il sogno di tutti quelli che si considerano intelligenti, che poi è il sogno di tutti: dare la propria opinione sui fatti del giorno a vagonate di persone.

– E tu cosa fai nella vita?
– Manifesto le mie opinioni a centinaia di migliaia di persone.
– Sì, no dico di lavoro.
– Insegno filosofia.
– Sì, no dico di lavoro.
– Mi occupo di startup management consulting.
– Ah ecco, perché c’ho questo videoregistratore che non gli funziona più l’audio

Ma sto divagando. Per quanto facile possa sembrare, il compito di scrivere un editoriale è più o meno complicato in base all’argomento specifico, e in moltissimi casi l’argomento specifico non è scelto dall’autore.

– Passiamo agli editoriali. Valerio, tu mi fai un pezzo critico su Renzi.
– Ok capo, te lo passo tra una mezz’ora.
– Mario, tu me ne fai uno sui mezzi pubblici di Roma, mi raccomando bello tagliente.
– Ce l’ho pronto da sei anni.
– Alessandro, puoi scegliere tra Salvini campi rom e unioni civili gay.
– Rom tra venti minuti capo.
– Che sia pungente eh? Infine, Giangiacomo. A te è rimasta la tragedia di ieri pomeriggio su cui tutti i media hanno già sfornato approfondimenti ogni due ore nelle ultime sedici, noi compresi. Dev’essere un’opinione forte e devono essere almeno quattromila battute e mi serve entro un quarto d’ora.

Questo è, con tutta probabilità, lo scenario in cui si è ritrovato questa mattina Giangiacomo. Giangiacomo è andato a prendersi un caffè. Si è seduto alla scrivania, ha aperto Word e ha guardato per tre lunghi minuti la pagina bianca, pensando come ognuno di noi a quanto enormemente il menu di Office 2003 fosse più comodo, ordinato e comprensibile di quello moderno. Poi Giangiacomo ha tirato fuori dal cassetto il Merlo-Severgnini edizione paperback del 2002, ha sospirato e ha iniziato così:

Un cortocircuito di follia. Una leggerezza nei controlli. E tre morti sulla scia del dovere, del semplice esercizio della responsabilità. Di colpo Milano si scopre fragile e vulnerabile nel luogo simbolo della giustizia e della sicurezza.

Bene – ha pensato Giangiacomo – ho detto tutto quello che potevo dire e sono a duecento battute. Stavolta sono cazzi.
Giangiacomo non aveva tempo per disperarsi. Ha sfogliato il Merlo freneticamente. “Transenne, poliziotti e carabinieri”. Ok. “Un elicottero che volteggia”, “le ambulanze che si incrociano”. Ok, AH ECCO CAZZO ECCOLO.

la gente in strada si chiede come mai

Non farà un po’ troppo Quelo? – si è chiesto Giangiacomo, che usa il dialogo interiore per non perdere del tutto il senno. Naaa, andiamo avanti.

quelo

Ti chiedi i quasi quasi

la gente in strada si chiede come mai, com’è possibile sparare, uccidere e ferire in un’aula di giustizia, quale mente diabolica c’è dietro una messinscena del genere e che cosa può succedere, ovunque ormai, se i presidi di sicurezza vacillano e la ferocia di una vendetta non conosce limiti.

Messinscena vuol dire quello? Dove l’ho messo il dizionario dei sinonimi diocaro. Oh ma sì dai. Domande retoriche a manetta, dai. Dai.

Quali risposte darà adesso lo Stato ai familiari?

Troppo corta, così non mi passa più. Allunghiamo.

Quali risposte darà adesso lo Stato ai familiari del giudice, dell’avvocato, dell’ex socio?

Mmm.

Quali risposte darà adesso lo Stato ai familiari del giudice, dell’avvocato, dell’ex socio, caduti sul fronte della legge, emblema del rischio che comporta assumersi il dovere dell’onestà? Quale risarcimento ci può essere al dolore immenso di una vita perduta dopo un attentato che ha colpito il luogo della legalità e della giustizia?

Buona così. “Incredulità e sconcerto”, mi piace. Ah, e “rabbia muta”. Oh però ci devo mettere la critica, il monito. Monaco, moneta, monile… monito.

Si avverte il disagio per quel che si poteva fare e non si è fatto

Ok, poi sarà colpa di qualcuno, della società, ah sì tipo della crisi.

quelli che un tempo si affidavano ai carabinieri ma oggi, con i tagli e le esternalizzazioni, con le risorse al contagocce, si riducono sempre di più.

L’ho scritto Expo? Scriviamo Expo. – Giangiacomo ha guardato il conteggio delle battute, era a poco più di metà strada. Ha guardato l’orologio; poco più di metà strada. Figa è tardi, tragedia, dov’è tragedia.

Milano è scossa, ferita da una grande tragedia.

Giangiacomo è andato avanti col pilota automatico ancora per un po’. Duemilaseicento battute. “Come nel ’92”. “Marco Biagi”. Tremila. Oh oh guarda adesso che ti combino.

Tre camionette della polizia. Agenti con le armi in pugno. Un avvocato commenta: «Ma adesso tutto questo a che cosa serve?»

Cinema signori, sentimenti, l’occhio della madre. Sta venendo meglio di quanto speravo. Tremilaquattrocento. Giangiacomo ha pensato, devo iniziare a chiudere. “Ambrosoli”. “Ci lascia un esempio che non può essere dimenticato”.

Ma oggi si può solo dire che è assurdo morire così

Quattromilaquattrocento, tempo scaduto. Giangiacomo ha riletto a piombo, ha tolto un apostrofo dopo “quel” – diosanto questo lavoro mi sta instupidendo – ha salvato tre volte e ha inviato al capo.

Era ora, Gian. Mandatelo online in fretta, che l’ultimo su Milano è uscito quasi un’ora fa.

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