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Ipotesi assurda, dice

Bè, monsignore, se il suo partito non esiste io la sfido a dimostrarlo.

Grazie

"Ma, per concludere con Navarro-Valls, quale Stato si è mai preoccupato seriamente dell’abuso sessuale dei minori come fenomeno sociale di estrema importanza? Quale altra confessione religiosa si è mossa, come sta facendo la Chiesa di Benedetto XVI, per scovare, denunciare e assumere pubblicamente il problema, portandolo alla luce e perseguendolo esplicitamente?"

Aspetta, aspetta, continuo io: quale altro capo di Stato si è dichiarato così sinceramente dispiaciuto di aver occultato e protetto per anni i colpevoli? Quale altra istituzione ha contribuito con tanta generosità a rimborsare le sue vittime a costo di mandare in bancarotta le proprie diocesi? Quale altra confessione religiosa ha avuto il coraggio di assumersi le sue responsabilità non appena è stata costretta a farlo?

E allora diciamolo tutti, grazie Chiesa di Benedetto XVI. Grazie perché hai proprio preso a cuore questo problema degli abusi sessuali sui minori, un problema che contribuisci a scovare, un problema che aiuti a denunciare pubblicamente e un problema che continui perfino a creare: e quale Stato può dire di aver fatto lo stesso?

Lezioni tattiche di anticlericalismo – Pt. 1

(anche su Metilparaben)

Dare libero sfogo al proprio istinto laicista è sempre un’attività piacevole: chi di noi non ha mai fatto le pulci ai discorsi del Papa, chi di noi entrando in chiesa non ha mai lanciato platealmente una monetina nell’acquasantiera, chi di noi non è mai salito su uno sgabello in piazza per leggere le poesie di Rondoni al contrario? Sono piccole azioni quotidiane che ci aiutano ad arrivare a fine giornata rilasciando endorfine, al solo costo della dannazione eterna. Dato che la dannazione eterna non esiste e le endorfine sono una figata, la scelta è banale.

Tuttavia, nella foga anticlericale che ci contraddistingue, spesso perdiamo il controllo, commettiamo delle leggerezze, usiamo argomenti sbagliati, col risultato di farci dare lezioni di logica da gente che crede nell’infallibilità di un ottuagenario in vestaglia.

Scena: grande salone. Un ottuagenario in piedi al centro. Intorno a lui il collegio cardinalizio al completo.
- Io sono infallibile.
- Va bene.

Scena: grande salone. Un ottuagenario in piedi al centro. Intorno a lui il resto della famiglia Aioros.
- Io sono infallibile.
- Stè, trovami il numero dell’ospizio.

Per esempio: quando il Papa fa la sua solita predica sulla famiglia, sui valori della famiglia, sull’esatta larghezza della famiglia, io ci andrei piano col rispondere "che ne sa lui, è single", e non soltanto perché non siamo affatto sicuri che sia single. Supponiamo che Metilparaben dica al Papa "tu parli sempre di famiglia, ma sei mai stato con una donna?". In primo luogo, in base a questo principio, il Papa potrebbe rispondergli, "tu parli sempre di Chiesa, ma sei mai stato in seminario?", e avrebbe perfino ragione, a meno che Metilparaben non abbia un segreto inconfessabile da rivelarci*. Secondariamente, scegliendo male la domanda da porre al Papa si rischia un indesiderato conferimento di autorevolezza in caso di risposta affermativa (es. "tu parli sempre di gay, ma sei mai stato con un uomo?").

Dov’è l’errore in questo approccio? E’ nel ritenere che solo l’esperienza diretta autorizzi a dare opinioni (d’altronde, se a condannare il divorzio fosse un Papa divorziato, non gli risparmieremmo certo una buona dose di virtualissimi calci in culo). A volte il parere di un profano può essere utile: altrimenti un laureato in matematica potrebbe parlare solo di matematica e un laureato in scienze della comunicazione, ironia della sorte, sarebbe muto.

Quindi: quando l’avversario dice qualcosa, non contestate la sua competenza e rispondete nel merito. Se il Papa ritiene che l’elettronica abbia rovinato il rock, non chiedetegli come fa a saperlo (per quanto ne sapete potrebbe avere i Deep Purple nel comò): prestategli il primo dei Devo.

——–

* Notate che invece Metilparaben ha correttamente scelto un’argomentazione di merito: a rovinare i bambini non è il divorzio dei disubbidienti, ma il comportamento dei tuoi sottoposti. Dovreste tutti prendere esempio da Metil, se volete andare all’inferno.

Non discutere mai con un cretino

Vorrei dire questa cosa nel modo più chiaro possibile: se la Chiesa Cattolica vuole scomunicare i medici che procurano l’aborto di una bambina stuprata o dichiarare che è stato appena inaugurato a grande richiesta un girone dell’inferno destinato a ricevere tutti coloro che mettono lo spazio prima della virgola invece che dopo, ha il diritto di farlo. Lo dico a tutti i mangiapreti scandalizzati: quello del non credente che vorrebbe che la Chiesa si accorgesse dell’assurdità della cosa e cambiasse idea sull’argomento è un problema di prospettiva: non si può fare affidamento sulla razionalità di un gruppo di persone che crede nella resurrezione dei morti.

- Noi Testimoni di Geova crediamo che dopo la morte 144.000 persone andranno in cielo affianco a Gesù, mentre gli altri cento miliardi si risveglieranno sulla terra rinnovata e lì vivranno felicemente in eterno.
- Capisco.
- E siamo contrari alle trasfusioni di sangue.
- Ma ciò è irrazionale!

Capite bene che non funziona. Quella che avete davanti, di fatto, è un’associazione di buffi visionari. I capi di questa società indossano lunghi abiti premaman e ritengono che usare il preservativo sia immorale ma misurare giorno per giorno l’elasticità del muco cervicale vada benissimo. Pretendere dal loro capo una dimostrazione di buon senso è come chiedere a un neonato di parlare più chiaramente: vi guarderà come una mucca guarda un treno che passa e vi rigurgiterà metaforicamente sulla giacca nuova facendovi fare brutta figura con la tipa che dovevate incontrare in serata.

Ma il discorso vale anche per i sedicenti cattolici che non sono d’accordo con il Papa (salve, buffi visionari dallo spazio): io non vi capisco. La regola del club è molto chiara: "Can. 1398 – Chi procura l’aborto ottenendo l’effetto incorre nella scomunica latae sententiae", punto. Non vi piace? Non siate cattolici. Siate protestanti. Siate una nuova chiesa protestante che si differenzia da quella cattolica perché ritiene che le bambine violentate possano abortire (e giacché ci siete, consiglio anche di rivedere la faccenda del muco cervicale).

Quello che invece non molti hanno sottolineato è la differenza nell’atteggiamento delle buffe gerarchie in Brasile e in Italia. In Brasile, come in Colombia o dovunque i sacerdoti colorati ritengano di tenere ancora per le palle la popolazione, non mancano mai dichiarazioni fiammeggianti tipo "quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la legge di Dio perde qualsiasi valore", "meglio pedofilo che medico abortista" o "in questo quartiere gay fa un freddo cane: io ho portato un po’ di legna". Dalle nostre parti, invece, a meno che non vengano direttamente interpellati, i cacasotto si esprimono con molta più prudenza su certi argomenti. E allora da noi gli omosessuali sono brave persone che tutt’al più non devono potersi sposare, altrove sono peccatori che devono essere perseguiti a norma di legge. Da noi di contraccezione non parlano più, ma andate a toccargli le Filippine e vedrete come si incazzano.

E nonostante questo, in Brasile c’è un Ministro della Sanità che si è detto scioccato dalla posizione "estremista, radicale e inopportuna" della Chiesa. C’è una direttrice di ospedale che si dice contenta di essere stata scomunicata. C’è un Presidente della Repubblica che dice che "la medicina è su questo punto più corretta della Chiesa". Da noi?

Vita a oltranza

Non è esattamente come la mette giù Repubblica: l’articolo di Lucetta Scaraffia sull’Osservatore Romano non è così drastico, almeno in apparenza, e si tiene sul vago, più che altro per prudenza. Ciò nonostante, è pieno di idiozie disgustose: la ragazza ha del talento.

"La giustificazione scientifica di questa scelta risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo."

Niente, a questi gli devi disintegrare il corpo coi raggi fotonici o non si convincono che è morto per davvero. Questi qua se voi prendete un cadavere fresco dall’obitorio, gli staccate il cervello e lo attaccate al respiratore artificiale, vedono che respira e gridano al miracolo.

"Come dimostrò nel 1992 il caso clamoroso di una donna entrata in coma irreversibile e dichiarata cerebralmente morta prima di accorgersi che era incinta; si decise allora di farle continuare la gravidanza, e questa proseguì regolarmente fino a un aborto spontaneo. Questo caso e poi altri analoghi conclusi con la nascita del bambino hanno messo in questione l’idea che in questa condizione si tratti di corpi già morti, cadaveri da cui espiantare organi."

E allora diciamo no! Non sono corpi già morti, cadaveri da cui espiantare organi, esseri inanimati da buttare via: le femmine morte possono ancora essere delle ottime incubatrici!

"Il rischio di confondere il coma (morte corticale) con la morte cerebrale è sempre possibile."

A quanto pare, è ancora più facile per certa gente confondere il coma con la morte corticale.

"Queste considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri."

Cioè non si regge affatto, perché non esiste in questo universo qualcosa come la "certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri", per il semplice motivo che stiamo discutendo proprio della definizione di cadavere. D’altronde va riconosciuta una certa coerenza: se non si può toccare un ovulo fecondato – che ha l’attività cerebrale di un’omelette – non si capisce perché si dovrebbe poter aprire e svuotare un omone grande e grosso solo perché ha l’EEG piatto.

"L’idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo – grazie alla respirazione artificiale – è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica".

Vero. Molto meglio, per la dottrina cattolica, identificarla con la possibilità tecnica di essere mantenuto artificialmente in vita. E’ persona finché ha funzioni vitali, anzi no, è persona finché si riesce a pompare aria nei polmoni, anzi no, è persona finché riusciamo a legarlo con dei fili e muoverlo dall’alto come una marionetta.

Fate così, prendete una di queste persone e fatele una semplice domanda: se un uomo viene tagliato in due all’altezza dell’ombelico, quale delle due metà è ancora la stessa persona di prima e quale è inanimata? Ovvero, dove sta l’anima? Vi risponderà: nella metà superiore. Chiedetele perché.

I soliti

- «Eluana è ancora una ragazza in vita, il coma è una forma di vita e nessuno può permettersi di porre fine a una vita personale.»

Si potrebbe pensare che monsignor Fisichella sia contrario all’espianto degli organi, dato che lo stato di morte cerebrale – sorpresa, sorpresa – è una forma di vita. Si potrebbe pensare che monsignor Fisichella sia uno che si nutre soltanto di flebo e pillole, dato che animali e piante – ok, questo è meno sorprendente – sono forme di vita; certo, lui ha detto "vita personale", e le piante non ce l’hanno: ma è anche per questo che lo chiamiamo "stato vegetativo". Si potrebbe pensare che monsignor Fisichella è un esponente della Chiesa Cattolica, che è contraria alla soppressione di una vita per principio, se non fosse che il Catechismo della Chiesa Cattolica non si dichiara pregiudizialmente contrario neppure alla pena di morte.

«Profondo stupore per come sia possibile che il giudice si sostituisca in una decisione come questa alla persona coinvolta, al legislatore perché non mi risulta che in Italia ancora ci sia una legislazione in proposito, e anche soprattutto ai medici che hanno competenza specifica del caso».

E invece niente, monsignor Fisichella è solo uno che parla a vanvera.
Il giudice si è sostituito "alla persona coinvolta"? Monsignore, scusi se metto in dubbio la sua lucidità mentale e se mi permetto di ricordarle un dettaglio che dovrebbe essere ovvio, ma non vorrei che ci fosse un malinteso di fondo a minare il già precario dialogo tra scienza e fede: la persona coinvolta È INCOSCIENTE DA SEDICI ANNI.
Poi, certo, il problema è che il giudice si è sostituito alla persona, al legislatore e ai medici. Infatti sappiamo bene che monsignor Fisichella non avrebbe avuto un cazzo da dire se Eluana in persona avesse chiesto l’eutanasia, o se il legislatore avesse legiferato in materia o se i medici si fossero dichiarati disponibili a interrompere l’assistenza.

Legislatori: – "Monsignor Fisichella, dato che Eluana Englaro ha dichiarato espressamente di voler morire e i suoi medici sono tutti d’accordo e disponibili all’intervento, avremmo pensato, in quanto legislatori, di varare rapidamente una legge moderna e liberale su eutanasia e testamento biologico".
Fisichella: – "Oh, bè, quand’è così…"

- Ma ecco che don Roberto Colombo, dall’alto della sua cattedra alla Cattolica di Milano, interviene con una rivelazione sconvolgente: «La sentenza, se sarà eseguita, è di condanna a morte certa della ragazza». Oh, perbacco, questo è un problema a cui non si era pensato.

- «È l’ennesima pessima ingerenza su temi, come la vita e la morte di una persona, che certo non possono essere regolamentati da un organo giudiziario». È Luca Volontè, la miglior mente prodotta dall’Udc dai tempi di Buttiglione, per l’occasione aiutato da qualcuno nel posizionamento delle virgole. Un organo giudiziario non può regolamentare la vita e la morte di una persona. Bene, onorevole, chi allora? Non si agiti, si prenda tutto il tempo che vuole.

- Poteva mancare Eugenia Roccella? «Penso che questa possibilità derivi dalla sentenza della Cassazione che ha stabilito criteri sorprendenti e inquietanti: si può decidere di interrompere una vita umana sulla base della ricostruzione di una volontà presunta, desunta da dichiarazioni generiche, legate a carattere e stile di vita».
Bè, Eugenia, sfondi una porta aperta. È terribile che una scelta così importante debba essere presa in base a dichiarazioni più o meno certe, a opinioni più o meno precise, a impressioni più o meno verificabili. Eppure, Eugenia, mi pareva che fossi tu a dire che "non c’è bisogno" di una legge sul testamento biologico.

- Non capisco, c’è qualcosa che non va in questa gente. Voglio dire, quello che i cattolici cercano di dirci è che non si può interrompere una vita umana, perché la decisione spetta a Dio. La cosa dovrebbe funzionare così: Dio prevede per te una data di morte, ma non te la dice e la mette in una busta sigillata in presenza di un notaio. I suoi seguaci non la conoscono, ma la approssimano con alcune regole: se muori di vecchiaia, Dio ti ha concesso di vivere a lungo. Se muori di lunga malattia, Dio ha voluto metterti alla prova. Se muori di malattia fulminante, il Signore ti ha improvvisamente chiamato a sè. Se ti sparano, Egli ha guidato il proiettile. Se stacchi una spina, stai barando. Il Signore, a quanto pare, non sa usare l’alimentazione elettrica.

Padroni in casa propria

Vedo che da più parti si attacca il vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, colpevole di aver allontanato dalla chiesa Gianni Biasetto, il giornalista che firmò lo scoop su Don Sante Sguotti. Si fa della facile ironia e si getta del fango su una persona che svolge con serietà e cristiana dedizione il suo lavoro, basandosi su una ricostruzione parziale e senza conoscere i dettagli, come da tradizione anticlericale.
Ebbene, io dico, guardiamo i fatti: punto primo, è vero, il giornalista è stato cacciato. Ma non è specificato il perché. Per quanto ne sappiamo Biasetto può essere stato colto mentre regalava caramelle di eroina ad un bambino disabile, o peggio ancora poteva essere un noto laicista – certo, lui si definisce cattolico, ma chi non lo fa oggigiorno?

Punto secondo, è innegabile che in quel momento in chiesa fosse il vescovo a comandare. Chi di voi non ha mai gentilmente accompagnato alla porta un ospite indesiderato, un imbucato o un paio di Testimoni di Geova? E se qualcuno vi avesse detto che non è giusto e che in casa vostra dovete accogliere chiunque, cosa avreste risposto? Io stesso ho visto con i miei occhi degli atei relativisti negare a un volenteroso sacerdote l’accesso alla loro casa, rifiutare pochi secondi di preghiera e due gocce di acqua santa e ricacciarlo nell’ascensore senza neanche versare una libera offerta per il nuovo campanile. E sapete cosa vi dico? Non importa. Lo possiamo accettare. Ci lamentiamo forse della loro maleducazione, della freddezza del loro cuore, della perdizione della loro anima e della loro stolida avarizia? No di certo.

E allora diciamo la verità: per quanto ne sappiamo, monsignor Mattiazzo non ha fatto niente di male: anche Gesù fece scalpore scacciando i mercanti dal tempio. Siamo sicuri che aveva ottime ragioni per chiedere al signor Biasetto di andare via, come testimonia il fatto che si è immediatamente palesato un generoso carabiniere "pronto a dare il suo supporto".

E siamo sicuri che sono montate ad arte dalla propaganda laicista le immagini che mostrano il vescovo che prende per il braccio un mortificato Biasetto e lo spinge fuori con piglio deciso e indice teso, e gli fa poi cenno di non tornare. Sarebbe un po’ troppo anche per noi.

Nella foto: monsignor Mattiazzo dirige l’Orchestra di Padova e del Veneto (sfondo aggiunto con photoshop).

Ingerire per ingerire

Berlusconi alla messa per l’inaugurazione del nuovo campanile. Berlusconi che "rifiuta cortesemente la comunione" al vescovo manco fosse una tartina ("ostia, signori?" – "no, grazie: ne avete champagne?"). Berlusconi che chiede al vescovo di cambiare la regola sui divorziati (l’ennesima legge ad personam nascosta sotto l’interesse collettivo, Walter, digli qualcosa), realizzando quello che i più consideravano impossibile, ovvero l’ingerenza dello Stato Italiano sul diritto canonico. Il vescovo che gli risponde "lei che ha potere, si rivolga a chi è più in alto di me" – un po’ come nella famosa barzelletta – confermando quello che i più avevano già intuito, ovvero la fusione delle gerarchie vaticane e statali in un’unico grande intreccio in cui il Presidente del Consiglio è al di sopra dei vescovi ma al di sotto del Papa. Un senatore sarà più o meno importante di un cardinale? Aboliremo il canone 915 con un decreto legge? Berlusconi Papa? Dov’è Francesco D’Agostino quando serve?

Benvenuti nel meraviglioso mondo del Codice Canonico

"Can. 1084 – §1. L’impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell’uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimonio.
§2. Se l’impedimento di impotenza è dubbio, sia per dubbio di diritto sia per dubbio di fatto, il matrimonio non deve essere impedito né, stante il dubbio, dichiarato nullo.
§3. La sterilità né proibisce né dirime il matrimonio, fermo restando il disposto del can. 1098."

L’impotenza annulla il matrimonio cattolico: la notizia, ovviamente, è che qualcuno ancora non lo sapeva. Colgo anzi l’occasione per lanciare un appello: ogni giorno, decine di uomini impotenti sposano in chiesa le loro anime gemelle convinti che per essere marito e moglie basti volersi bene, ignari del fatto che non può esserci matrimonio se il pene non riesce a entrare nella vagina. Se avete intenzione di sposarvi e per un qualsiasi motivo non vi si drizza, contattate immediatamente il vostro parroco di fiducia.

In questi casi, tipicamente, il coro di indignazione viene da eretici, anticlericali e mangiapreti, che poveretti vorrebbero solo dare una mano e invece fanno la figura dei presuntuosi che vogliono insegnare la religione al Papa*. Sarei curioso invece di conoscere l’opinione dei cattolici. Voglio dire, le donne cattoliche vorranno sicuramente ribellarsi a questa norma vergognosa che impedisce loro di passare la vita con un uomo impotente, no?

*Aioros: – Papa, mi sembra che in questo canone ci sia un errore.
Papa: – Ah, bene, abbiamo un teologo qui.
A: – Non sono un…
P: – Dove hai studiato? Tubinga? Ratisbona?
A: – Smettila.
P: – Monaco?
A: – Non ho studiato. Non sono un teologo.
P: – Ecco. E allora per favore lascia fare questo lavoro a chi ha le competenze per farlo, ok?
A: – C’è scritto "inpotenza".
P: – …
A: – Con la enne.
P: – Ah, bene, abbiamo un linguista qui.

Il Popolo della Libertà: frasi da ricordare

"Non abbiamo più bisogno di legittimazioni. Sanno cosa possiamo dare. Siamo come la vecchia Dc, che non doveva spiegare da che parte stava." (Silvio Berlusconi, 07/06/2008)

Vatican geeks

Capita spesso, con certe grandi opere di fantasia, che la parte più appassionante sia non tanto l’opera stessa quanto tutto l’insieme di storie, teorie o discussioni che ne costituiscono il contorno. Il Signore degli Anelli ha un’intera ed enorme struttura mitologica alle spalle (il Silmarillion). Star Wars ha un Universo Espanso sterminato con cinquemila anni di storia e quattro livelli di canone. Star Trek, non ne parliamo neanche.
La Bibbia ha la teologia cristiana. Discutere del sesso degli angeli è un po’ come cercare di stabilire quali parti del linguaggio Klingon sono canoniche e quali no. Quando un Papa introduce un nuovo dogma il ruolo dei teologi è quello di garantire la continuity (se si scopre che la terra gira intorno al sole occorre una retcon – è un po’ quello il problema dell’infallibilità papale, ha tolto la possibilità di fare una retcon).

Ecco, è con questo spirito che leggo notizie come questa. Qui c’è un signore con due lauree che occupa il suo tempo cercando di capire se è possibile o meno conciliare il cristianesimo canonico con l’esistenza di forme di vita intelligente in altri pianeti. Potrebbero esistere, potrebbero essere rimasti in amicizia con Dio, potrebbero essere peccatori ma con un piano di redenzione tutto loro, potrebbero avere un altro Gesù, no, questo no perché nel canone c’è scritto che non si può, e via dicendo. Il tutto senza la possibilità di arrivare ad una risposta, perché riscontri non ce ne sono. Per il puro gusto di teorizzare.
Per quelli che discutono dell’utilità del monolite TMA-2 in orbita intorno a Giove: consolatevi, non siete soli.

“La Chiesa non fa politica”

«Durante questi viaggi devo dire che ho dimenticato l’Italia: non dovrei dirlo, perché da un certo punto di vista sarebbe quasi vergognoso, ma non ho più ricevuto nemmeno un messaggino sulla situazione e sull’agone politico italiano. E da una parte sono contento di questo. Ritornando mi tufferò di nuovo anche nei problemi italiani, e vedrò se i cattolici stanno emergendo a sinistra, al centro, a destra. E se i valori cristiani sono veramente supportati da un vero impegno».
(Card. Tarcisio Bertone, 09/03/2008)

Lezioni di stile

Alcune malelingue stanno già strumentalizzando le apprezzabili e condivisibili affermazioni della Conferenza Episcopale Spagnola su Zapatero. I vescovi hanno sconsigliato di votare per i socialisti perché questi ultimi trattano con i terroristi dell’Eta, e «non tutti i programmi sono compatibili con la fede e le esigenze della vita cristiana». Secondo la Cee «una società che intende essere libera e giusta non può riconoscere nè esplicitamente, nè implicitamente, un’organizzazione terroristica come rappresentante politico di nessun settore della popolazione, nè può considerarla un interlocutore politico».
Posizioni perfettamente sensate, come potete vedere. Eppure, c’è ancora chi risponde con la foto del Papa con Pinochet, quasi a voler dire, "ecco, vedete? La Chiesa Cattolica ha riconosciuto come interlocutori politici tutti i più grandi dittatori di destra della storia, e ha stipulato un concordato con ogni singolo fascismo d’Europa". Ma questo è del tutto falso! Con gli ustascia per esempio il concordato non l’hanno fatto.
Per sfatare questa leggenda nera, ecco alcune foto comunemente male interpretate dai laicisti, stavolta con le didascalie corrette:

Papa Giovanni Paolo II si reca in Cile da un suo vecchio amico, non sapendo che quello nel frattempo è diventato un generale golpista di estrema destra a capo di una dittatura sanguinaria. Succede.

Il generalissimo Franco dà indicazioni stradali ad un vescovo.

Due coraggiosi chierici cercano di stritolare la mano di Adolf Hitler.

Un monsignore al compleanno di suo nipote. In questo ardito fotomontaggio della propaganda di Goebbels, al posto del nipote c’è Goebbels.

Benito Mussolini scrive cento volte "io non posso essere considerato un interlocutore politico" sul quaderno del catechismo.

Fumo negli occhi

L’ex presidente della Cei ha evitato, «parlando a titolo personale», di utilizzare la parola «omicidio» per l’aborto, ma ritiene che l’aborto «sopprima un essere umano vivente. Non uso la parola omicidio, ma per essere chiari e non confondere la realtà non si deve nemmeno parlare di interruzione volontaria di gravidanza. Il linguaggio non deve occultare la realtà.

Quindi: l’aborto è la soppressione di un essere umano vivente, ma sua eminenza non usa il termine omicidio, che pure per lui dovrebbe avere esattamente quel significato; in compenso, quasi come premio per averci generosamente risparmiato l’accostamento, noialtri non dovremmo usare l’espressione "interruzione volontaria di gravidanza", che ha esattamente il significato che deve avere.
Il linguaggio non deve occultare la realtà.

Teodem

«No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali».

Com’era quella storia della Binetti e dei teodem che contavano qualcosa nella piccola Margherita ma che sarebbero diventati una sparuta minoranza, quasi una nota di folklore, nel grande Partito Democratico?
Devo davvero stare qui a ricordare a Massimo D’Alema che la Costituzione non parla di "matrimonio tra un uomo e una donna"? A Massimo D’Alema? Ma lo sa, dio santo, lo sa benissimo. Ho perso troppa stima di D’Alema per credere che non sappia una cosa del genere. E’ una posizione di convenienza.
Devo davvero fare le pulci alla dichiarazione di convenienza rilasciata da un novello cattocomunista a tale Francesca della quinta B?
Ma sì, dai.

a) "Non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione".
Penso di parlare a nome dell’intera comunità filosofica italiana quando dico: "???".
Punto primo: ovviamente, la Costituzione non dice quello che D’Alema afferma.
Punto secondo: se anche lo dicesse, la Costituzione non è una specie di Bibbia, ed è triste che l’unico argomento di D’Alema sulla questione sia un banale "così sta scritto". Quando si dice il fascino della fede.
Punto terzo: se anche la Costituzione lo dicesse e fosse infallibile, resterebbe un indegno non sequitur tra "il matrimonio di tipo A è il fondamento della famiglia" e "non sono favorevole al matrimonio di tipo B".

b) "E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente".
Solo due parole: quest’argomentazione varrebbe anche contro il matrimonio civile.

c) "Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali".
Buone notizie, ragazzi. I gay possono vivere insieme, possono essere riconosciuti dallo Stato, possono avere la reversibilità della pensione e tutto quanto, ma non possono simulare il matrimonio, ad esempio litigando furiosamente davanti ad attori bambini appositamente ingaggiati, spacciandosi per maritati in pubblico e per single nelle chat, o giocando a The Sims.

Uno di noi

Io l’ho sempre detto che il problema sono i preti, e che in realtà Dio è un tipo a posto.
(via Formamentis)

Volontè contro le gerarchie

La cosa più bella in tutta la breve vicenda di Luxuria testimone di nozze (che alla fine dei conti, comunque, c’aveva pure ragione) è il fatto che il vescovo di Foggia è tornato sui suoi passi, sì, ma soltanto dopo che il povero Luca Volontè si era pubblicamente schierato dalla parte che credeva essere quella Giusta.

In pratica, nel pomeriggio ancora nessun prelato aveva dato il suo parere sulla faccenda. Allora Volontè è salito mentalmente su un aereo, ha inspirato tantissimo ossigeno dalla mascherina, ha preso la rincorsa e si è lanciato con fiducia nel vuoto da ottomila metri:
"L’indignazione del signor Vladimiro Guadagno, noto per le sue dichiarazioni pubbliche contro la Chiesa, il matrimonio religioso, il celibato e la stessa differenza naturale tra maschi e femmine, è semplicemente delirante. Cosa avrebbe dovuto testimoniare Vladimiro? Forse avrebbe tentato una conversione degli sposi alle teorie di genere e al ‘transumanesimo’? [A ottomila metri, in caduta libera, è facile fare confusione e credere che il transumanesimo abbia qualcosa a che fare con la transessualità, nonché con le transenne, con i transitori di carica e con la transustanziazione.] Luxuria e il circolo Mario Mieli, colti dal più tardo furore laicista, vorrebbero una Chiesa sottomessa ai loro desideri, che permetta loro di intromettersi nelle scelte del Vescovo e del matrimonio religioso. I sindacati omosessuali e transessuali, esponenti del più spinto anticattolicesimo italiano, non dimenticano solo l’autonomia tra ‘Cesare e Dio’, ma anche l’esistenza di una Chiesa già in perfetta sintonia e conformità con le loro idee: quella anglicana".
L’adrenalina era alle stelle.
Dopodiché è arrivato il vescovo e ha assicurato che Luxuria "potrà tranquillamente fare il testimone di nozze avendo compiuto 18 anni, poiché per la legge, per essere testimone, è sufficiente che una persona sia maggiorenne", riducendo il paracadute mentale di Volontè a brandelli.
L’urto mentale dev’essere stato tremendo.

Luxuria: il vescovo mi discrimina

Buongiorno, eh.
(*)

Obiezioni

Che poi, questa faccenda dell’obiezione di coscienza dei farmacisti è abbastanza ridicola. Farmacista, mi rivolgo direttamente a te: non è colpa tua, ok? Se io, ipotetica ragazza, arrivo da te con una ricetta scritta e firmata e bollata e vidimata dal mio medico, ricetta sulla quale c’è scritto che sì, ho bisogno della pillola del giorno dopo e che sì, il mio medico se ne assume la responsabilità, allora non c’è nessun motivo per il quale tu debba sentirti coinvolto nel mancato impianto di un eventuale ovulo fecondato all’interno del mio utero.
Se la sequenza di eventi "pillola dimenticata – rapporto non protetto – possibile fecondazione – corsa dal medico – acquisto dell’altra pillola – possibile morte di un mio ovulo" fosse un film, tu farmacista saresti una comparsa, con le stesse inquadrature e la stessa responsabilità del benzinaio che mi ha fatto il pieno prima di arrivare da te e del vigile che mi ha avvisato che ero contromano.

In ogni caso, veniamoci incontro. Tu hai questo problema, che prendi a cuore l’impianto degli ovuli nell’utero degli altri (e intendiamoci, è molto carino da parte tua). Io però ho bisogno della pillola. Quindi facciamo così, mettiamo un bel distributore di medicinali qui fuori; il dottore mi fa una ricetta elettronica, io la inserisco nel distributore e prendo quello che mi serve senza che tu intervenga fisicamente mettendo l’energia meccanica delle tue braccia a disposizione di questo orribile scempio, e siamo tutti contenti. Se poi non vuoi proprio avere niente a che fare con questa storia, guarda, per quanto mi riguarda puoi anche non farti pagare.

Allegria

"La contemporanea iscrizione nell’albo dei beati di un così gran numero di martiri – ha affermato ancora il Pontefice – dimostra che la suprema testimonianza del sangue non è un’eccezione riservata soltanto ad alcuni individui, ma un’eventualità realistica per l’intero Popolo cristiano".

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